lunedì 18 aprile 2011

A chi assomigli?

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La persona che diventerai

L’uomo beato che medita la Parola di Dio giorno e notte, del quale il re Davide ha scritto nel primo salmo, non è, e non vuol essere, un religioso che si chiude in un convento.

Le sue meditazioni non hanno lo scopo di accompagnarlo in un cammino privato di santità, fine a se stesso. Egli è un uomo che vive nella società, occupandosi dei problemi suoi e di quelli dei suoi concittadini.

Il salmista comincia il terzo versetto di questo salmo con delle parole piene di ottimismo e di promessa, guardando, ovviamente, al futuro. Ecco le parole che annunciano come araldi un futuro glorioso: “Egli sarà…”

Il suo rifiuto deciso del peccato, stabilito nel primo versetto del salmo, e il suo impegno costante di comprendere sempre meglio la Parola di Dio, non sono la fine, ma il principio di una vita “beata”, florida, ricca di benedizioni per lui e per tutti coloro che lo conoscono.

“Egli sarà…” un uomo come non è mai stato prima. “Egli sarà…” ciò che tu ed io abbiamo sempre desiderato e sognato di diventare.

Il salmista, Davide, cerca le parole adatte per descrivere un uomo simile. Come far capire la bontà estrema che sgorga dal suo essere? A cosa lo potrebbe assomigliare? Quali parole sono adeguate a descrivere un uomo che fa la volontà di Dio?

Ecco, Davide trova la parola: “Egli sarà come un albero…” Nel paesaggio montuoso, semideserto, spesso brullo e poco accogliente della Palestina, nulla poteva descrivere meglio di un albero rigoglioso ciò che Dio voleva fare nella vita di un uomo che lo cercava e lo conosceva, che si nutriva e cresceva con la sua potenza, per fare del bene a tutti coloro che lo conoscevano e lo frequentavano.

Hai mai pensato a cosa vorresti essere paragonato? A cosa notano e pensano le persone quando tu ti avvicini a loro? Forse speri che le persone notino la marca dei tuoi vestiti, il valore dell’orologio o dei gioielli che porti, la giovinezza e la forma attraente del tuo corpo? Forse speri che saranno colpite dall’intelligenza, o dallo spirito delle tue parole?

Certamente Davide ha fatto bene,quando ha scelto di paragonare l’uomo beato a un albero. Un bell’albero è ammirato, in un paese arido, per la sua bellezza e per tutte le benedizioni che può offrire al passante stanco, sofferente, assetato o affamato. Ammirarlo è già un piacere, per la sua forma simmetrica o sorprendente, per il colore e la forma delle sue foglie, per il disegno e colore della corteccia del suo tronco. Immaginare la dolcezza del riposo alla sua ombra, la protezione dal calore e dalla siccità che offre. Senza farsi pagare.

E poi, è un piacere indescrivibile ammirare la bellezza di un albero in fiore, immaginare la dolcezza dei frutti che potrà dare. Di un dattero, per esempio, o della polpa di un fico maturo. Per non parlare della sua ombra che rinnovale forze di chi è stanco.

Paragonare un uomo a un albero vuol dire, senz’altro, che è pieno di risorse, che conforta e incoraggia le persone affaticate, che indica la strada giusta alle persone smarrite, che aiuta a risolvere i problemi delle persone confuse, che dimostra comprensione e tenerezza per le persone ferite, che fa loro capire che non sono né dimenticate né abbandonate.

Soprattutto, fa conoscere loro il segreto della sua pace, della sua forza, della sua sapienza, della sua calma, della sua fede e fa capire che tutto ciò che lui ha e che ha acquisito con gli anni, è disponibile anche per loro, perché viene dalla conoscenza e dalla fede nella Parola di Dio e di Dio stesso.

Non ci sorprende che Davide chiami questo uomo “beato”, ma il salmo ha ancora molto da insegnarci.
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