martedì 11 giugno 2013

Basta parole dette “invano”



Pulisci il tuo vocabolario


“Guglielmo, cosa ne pensi delle parole e nomi che anche i credenti usano a volte inutilmente, o anche delle parole “pie” intercalate senza senso?”


Hai ragione, molti credenti parlano senza rendersi conto di ciò che dicono! Ho sentito dei credenti, forse più anziani, dire, come un sospiro alla fine di una frase: “Signore, Signore”, “Signore mio!” o anche “Dio, Dio”.

Forse, se uno domandasse loro perché lo fanno, direbbero che è una breve preghiera, e che invocano l’aiuto del Signore sulle persone o le situazioni di cui hanno parlato. Forse risponderebbero che hanno bisogno del Signore durante tutto il giorno e che chiamare il suo nome è un modo di ricordarselo.

Senza dubbio, è vero che il Signore è sempre vicino ai suoi figli e che, quando si rendono conto di averne bisogno, è giusto che lo invochino. D’altra parte, avrei personalmente paura che ciò che uno dice “spesso” potrebbe diventare un’abitudine ripetuta senza pensarci, non con l’intenzione di pregare il Signore, ma, piuttosto, un’abitudine e basta.

E questo modo di fare sarebbe infatti vietato dal comandamento di non usare il nome del Signore “invano”. Certamente uno usa il nome del Signore “invano” quando diventa soltanto un tipo di scaramanzia, quando si usa il nome di Dio come una parola magica, ripetendo spesso frasi tipo: “Signore, aiutaci!”, “Signore, abbi pietà!”, “il Signore, sia con noi!”.

Non è la frase che è sbagliata, se esprime un sentito bisogno, ma, piuttosto, usare il nome del Signore ripetutamente, senza veramente pensarci, lo è. Ciò potrebbe fare sospettare qualcuno che certe parole o frasi sono inserite spesso nelle preghiere o nelle conversazioni allo scopo di fare credere che la persona che lo fa sia molto “pia” e molto spirituale.

Per evitare questi errori e false impressioni, Gesù ha sentito la necessità di insegnare ai suoi discepoli: “Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate” (Matteo 6:7,8).

Un altro simile errore da evitare è quello di inserire nelle conversazioni, come espressioni di sorpresa, parole come: “Madonna!”, “Cielo!”, “Signore mio!”, “Dio mio!”, “Perbacco!”, “Per la Madonna!”, “Per Satana!”, “Mamma mia!” e tante altre che sono inutili e, a volte, sacrileghe.

Il Signore ci insegna come imparare ad evitare le frasi e le parole sconce, invitandoci ad essere più stringati e precisi nelle nostre conversazioni. Parlare bene richiede un’opera di pulizia edi ordine nel nostro modo di parlare, per non offendere Dio e per non macchiare la nostra testimonianza di figli di Dio.

Infatti, Egli ha detto molto chiaramente: “Ma il vostro parlare sia: «Sì, sì; no, no»; poiché il di più viene dal maligno” (Matteo 5:37).

Un versetto di avvertimento secco mi piace da molti anni. Eccolo: “Anche lo stolto, quando tace, passa per saggio; chi tiene chiuse le labbra (come abitudine o proponimento) è un uomo intelligente” (Proverbi 17:28).

Alla prossima: vedremo come possiamo cambiare vita e diventare saggi.
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