martedì 8 giugno 2010

Essere normali, ma diversi

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NON è facile

Sei un credente in Gesù Cristo felice, appagato, gentile, generoso, disponibile ad aiutare il tuo vicino, onesto, pulito dentro, comprensivo e “normale”?

Arriverò a parlare di “normale” fra un momento, ma come vai con le altre otto parole o frasi che descrivono un vero seguace di Gesù? Senz’altro ricordi, vero, che Gesù ha detto a chi lo voleva seguire di prendere in spalla la sua propria croce e di seguirlo?

Allora, un vero credente lo seguirà seriamente e sarà più possibile come il suo “Maestro”. Certo, si tratta di una crescita e di una maturazione, basate sull’opera dello Spirito Santo, che opera in ognuno di noi aiutandoci a leggere, capire e ubbidire alle parole di Gesù, nella Bibbia.

Alcune delle parole, che ho elencate più sopra (come gentile, generoso, onesto), dovrebbero essere fra le prime cose che un nuovo credente impara e mette in pratica. Non voglio dire che impara le parole, ma che il suo comportamento cambia visibilmente, e che il suo carattere è diverso.

Secondo te, come sarà considerata una persona felice, appagata, gentile, generosa, disponibile ad aiutare il vicino, onesta, pulita dentro, comprensiva? Come sarà considerata dal compagno di banco, dai genitori, dai fratelli e le sorelle, dagli amici, dai colleghi e dal datore di lavoro?

Beh, come ho detto più sopra, il credente deve essere “normale”. Forse se ha e dimostra diverse delle qualità che ho elencate non sembrerà agli altri tanto “normale”. Ma che ci vuoi fare? Ripeto che dev’essere normale.

Per “normale” voglio dire che non parla e non si comporta come uno caduto da Marte, o appena arrivato dalla luna.

Deve essere amichevole come è sempre stato, o più di prima. Potrà parlare di sport, del tempo e dei prezzi come qualsiasi altro essere umano. (Però, non userà più parolacce né racconterà né riderà di cose sporche. Se, facendo così, sembrerà poco “normale”, pazienza!).

Per comportarsi da “normale” voglio dire, però, che non inserirà costantemente nelle sue conversazioni parole che, secondo gli altri, non c’entrano. Come: “Lo farò se Dio vuole”, “Eh, sì, è difficile vivere in un mondo di peccato!”, “Se tu sapessi quanto Dio ti ama!”.

Cerca di capirmi: queste sono parole belle, se dette al momento giusto e sinceramente, ma non servono per colpire o per “testimoniare”. Sono, però, frasi di un marziano o di uno fresco, cioè venuto di fresco dalla luna, se calate in una conversazione in cui non c’entrano.

Il fatto che Gesù “mangiava con i peccatori” e accettava un invito a cena da un noto imbroglione significa che, mentre i religiosi lo criticavano, la gente “normale” considerava “normale” anche lui.

“Normale” ma “diverso”. Diverso come? Come quelle otto parole o frasi che ho usato nel primo paragrafo.

La gente intorno a te, come ti considera? Ci va di mezzo la tua possibilità di testimoniare della tua fede in modo convincente. Ne voglio parlare la prossima volta.
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