mercoledì 3 aprile 2013

Mille volte meglio!


Non parlare di tristezza, ma di gioia

È proprio strano che più o meno la stessa percentuale di persone che evita di parlare dell’inferno, dimostra perfino una certa difficoltà a parlare del paradiso.

Come mai? Forse perché anche il paradiso ricorda la realtà della morte che è, come ho scritto la settimana scorsa, “il re degli spaventi”. Parlare della morte, se non porta proprio alla paura, porta certamente al fastidio. “Lasciamo perdere” dicono le persone più per bene.

I primi cristiani non la pensavano così. Perché avevano una certezza che trasformava la loro vita. La morte non era la fine! L’inferno non era il loro destino. La loro vita, dopo la morte, sarebbe stata mille volte migliore di quella sulla terra.

Gesù disse al ladrone accanto a lui sulla croce: “Oggi tu sarai con me in paradiso”.

Gesù disse alle sorelle di Lazzaro, morto da pochi giorni: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me non morrà mai!”

Prima della propria morte, Gesù disse ai discepoli: “Io vado a prepararvi un luogo… tornerò a portarvi con me… dove sarò io sarete anche voi!” 

È ovvio che l’apostolo Paolo ci credeva, quando ha scritto: “Partire e essere con Cristo… è cosa di gran lunga migliore!” Molto meglio che vivere sulla terra. Molto meglio delle più belle gioie e soddisfazioni della vita terrestre.

Paolo era gioioso e soddisfatto di servire Dio per portare agli uomini le benedizioni di Dio, eppure ha scritto: “Per me il vivere è Cristo (bellissimo) e il morire guadagno (ancora incredibilmente più bello). La morte non era il “re degli spaventi” per lui né per nessuno dei cristiani del primo secolo, ma era un guadagno! Ti piace guadagnare? Sì? Anche a me.

Perché tanta gioia? Gioia di morire? Non era la morte quella di cui si rallegrava, ma della certezza che ha descritta così: “Assente dal corpo, presente col Signore!” La morte era il passaggio che durava un momento solo, la presenza col Signore era l’eternità nel luogo meraviglioso che Cristo gli aveva preparato. Preparato per lui, ma anche per me. Per me e per ogni vero cristiano. Ci pensi? Ci credi?

Ti rende gioioso? Se no, sarà perché ci pensi troppo poco. Non conosci i passi meravigliosi della Bibbia che lo descrivono. Non hai forse pensato che, per quanto bella e soddisfacente sia la tua vita sulla terra, Dio ti ha creato non per la terra ma per il cielo? Quello è la tua patria, il tuo destino.

Ma non per stare eternamente a suonare l’arpa e cantare inni. Non per passare l’eternità in pia e solenne noia. Per gioire, conoscere, vivere una vita di nuove esperienze, nuovi piaceri, nuove verità che non puoi ora neanche immaginare.

Non avere paura a parlare della morte. Non temere ciò che non conosci, perché tu conosci una Persona. Gesù, che è andato avanti a prepararti un posto esattamente adatto a te, al tuo carattere, ai tuoi doni, alle cose che sulla terra hai visto solo da lontano.

Parliamo della morte. Parliamo della vita eterna. Rallegriamoci. Se non siamo contenti e allegri di andare a passare l’eternità col Signore nel luogo meraviglioso che ci ha preparato, è evidente che la nostra testimonianza per lui convincerà poche persone.

Pensaci. E studia ciò che la Bibbia insegna sul tuo futuro.
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