martedì 20 novembre 2012

Il peccato esiste ancora?



Il nostro mondo ha perso il concetto di peccato. Non vuole sentirne parlare. Neanche tu?
Una forte ribellione respinge l’idea che qualcuno, siano genitori, insegnanti, autorità, capi religiosi, o un dio, possa importi delle regole su ciò che dovresti fare e non fare. Diventa particolarmente odioso quando ti dicono di non fare qualcosa che vuoi fare e che ti fa piacere.
Qualcuno ha fatto l’osservazione: “Ogni cosa che trovo piacevole, qualcuno mi dice che è peccato!”.
Eppure, diciamolo francamente, ci sono delle cose che non vorremmo che gli altri ci facessero. Si tratta di peccato? Anche noi, quando abbiamo fatto o detto certe cose, sentiamo un senso di dispiacere, quasi di vergogna. Si tratta di peccati?
A volte ci viene detto che si tratta soltanto di regole che la società in cui viviamo inventa per permetterci di vivere una vita civile. E si dice che, siccome è dimostrato che altre società attuali o precedenti, hanno o hanno avuto delle regole diverse, è chiaro che non esistono delle regole universali e eterne che determinano cosa sia il peccato.
Però, questo ragionamento potrebbe dimostrare anche il contrario. Se tutte le società umane hanno delle regole di ciò che è giusto o sbagliato, ciò dimostra che l’esistenza di regole non dipende solo da genitori, governi o divinità nostre. Non dipende solo dalla decisione di alcune persone che ci vogliono imporre le loro idee.
E se, in tutte le società che conosciamo, certe cose erano disapprovate e le trasgressioni gravi erano punite, ciò dimostra che tutti gli esseri umani hanno la convinzione che le azioni e i comportamenti possono essere divisi in “approvati” o “disapprovati”.
Riconoscono che esiste una differenza fra il bene e il male e che ognuno sarebbe tenuto a riconoscerlo e a tenerne conto. Proprio a questo scopo esistono le regole, perché non è permesso che ogni persona decida per conto proprio, senza domandarsi cosa ne pensano gli altri, cosa sia bene o male.
Per quanto mi riguarda, a me sembra totalmente illogico e irragionevole credere che questo universale senso del bene e del male, e di approvazione o disapprovazione di certi comportamenti, sia dovuto unicamente al caso, ad un istinto universale o, ancora più incredibile, ad un accordo che si raggiunge volontariamente.
La Bibbia, invece, risolve i miei problemi e risponde alle mie domande.
Rivela il Dio Creatore che ha creato gli esseri umani simili a sé, con un concetto di bene e di male; concetto ora parzialmente offuscato e pervertito, perché l’umanità è caduta nel peccato. Pur riconoscendo il bene ed il giusto, gli uomini sono tentati a trasgredire ciò che hanno compreso, sia pure parzialmente, proprio per soddisfare i loro desideri egoisti e i propri interessi, anche quando ciò richiede un trasgredire gli interessi degli altri e il bene della società.
Questo stato di ingiustizia e di peccato è dimostrato ogni giorno in Italia, e in tutte le nazioni del mondo, nelle notizie dei giornali e della TV. Pensaci anche solo per due minuti e riconoscerai che “le regole”, non solo della società, ma anche della coscienza, della moralità, della convivenza umana, sono costantemente infrante da governanti, politici, industriali, religiosi e milioni di persone anonime.
L’apostolo Paolo, nella sua lettera ai Romani, non stava esagerando, non malignava nessuno, quanto ha scritto: “Tutti hanno peccato…” “Non c’è alcun giusto…” “Tutti si sono sviati…” Infatti, tu hai peccato, io ho peccato, tu hai fatto cose ingiuste, io ho fatto cose ingiuste, io sono andato fuori strada, tu sei andato fuori strada.
Se la nostra società ha perduto il senso di peccato, come ho scritto più sopra, non ha, però, perduto l’abitudine di peccare. Ne le sue conseguenze, di cui scriverò la prossima volta.
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