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martedì 2 ottobre 2012

Il matrimonio è una cosa seria



L’amore non basta

Un momento! Forse bisogna spiegarsi di più. Dopo tutto, il patto che ho pubblicato la settimana scorsa, come responsabilità dello sposo, esce un po’ dalla normalità. Cosa vorrebbe dire? È basato davvero sul pensiero biblico? Il marito afferma:

“confermo la mia decisione” – l’amore su cui fondare un matrimonio per la vita non è solo un’emozione. “Ci amiamo, perciò ci sposiamo” è un bel pensiero, ma un po’ ingenuo. Le emozioni vanno e vengono, devono essere coltivate e curate per rimanere forti e sincere. Nessuna emozione è abbastanza forte, abbastanza resistente, abbastanza paziente per garantire la salute di un matrimonio che può durare 30, 40, 50 o più anni, “finche la morte non ci separi”. Il matrimonio di due giovani dovrebbe essere il frutto di un bell’innamoramento, che sarà curato e rinforzato per tutta la vita, ma il matrimonio fra due adulti, anche se giovani di età, ha per fondamento una decisione seria e ragionata. La cerimonia del matrimonio è il momento in cui quella decisione è dichiarata e sigillata per la vita.

“su cui concentro il mio amore,” – promettere di concentrare il proprio amore sulla moglie è il modo in cui il marito le promette di non condividere mai il suo amore con un'altra donna.

“Come tuo marito, tuo capo,” – Il marito riconosce specificatamente la responsabilità che accetta, in ubbidienza alla Parola di Dio, di essere la guida, di proteggere, di curare sua moglie, cose che garantisce con questa promessa fino a essere pronto a donare la propria vita per lei.

“Dio ha dato direttamente a te delle capacità,” – la moglie ha un rapporto personale con Dio, che suo marito riconosce, cura e approva.

“guidando fedelmente la nostra famiglia” – il marito riconosce la sua responsibilità e l’autorità, che deve esercitare sotto la guida di Dio per il bene materiale e spirituale di ogni componente della sua famiglia.

“di accettarmi come il tuo marito” – Il marito richiede che sua moglie riconosca il suo impegno e accetti il suo ruolo, come marito credente.

L’impegno e la responsabilità che un marito credente assume nel matrimonio, basato sull’amore, richiederà tutta la sua forza, fisica, intellettuale e spirituale, impegnate, in primo luogo, per la sua propria crescita e ubbidienza spirituale al Signore, e, poi, la responsibilità di guidare ogni membro della sua famiglia nella stessa crescita. È un impegno che potrà compiere giustamente, soltanto con la sottomissione e la collaborazione di sua moglie e di tutta la famiglia.

Se il marito e la moglie si uniscono consapevolmente nei legami di un matrimonio cristiano, ognuno accettando amorevolmene le proprie responsabilità, avranno trovato la chiave della felicità e della benedizione, prima per la loro famiglia e, poi, per le persone che conosceranno e influenzeranno per tutta la vita.

Ma, se le basi mancano, come spesso succede per una mancanza di conoscenza della Bibbia e delle realtà serie e coinvolgenti di un matrimonio biblico, è estremamente importante studiarle per potere prendere nel periodo in cui si prepara il matrimonio, e nella cerimonia stessa, degli impegni spirituali, davanti a Dio, che possono offrire, se messi in pratica, una garanzia per il loro futuro.

Nel prossimo post, le promesse della sposa.
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martedì 25 settembre 2012

Impegni e promesse impossibili



Un “capo” che sa guidare un matrimonio

Stai per sposarti. Sei pronto a far tutto quello che la Bibbia insegna? Oppure vorresti ridurre le promesse a solo quello che in realtà ti piacerebbe fare?

Sia come sia, non ti farà male pensare a ciò che lo sposo dovrebbe dire veramente alla donna che desidera sposare.


“Io (nome), con i seguenti impegni e promesse, confermo a te, (nome),  la mia decisione, presa dopo molta riflessione e preghiera, di prendere te come mia legittima moglie, come la persona su cui concentro il mio amore, come la madre amata di miei figli, come la mia compagna, collaboratrice e confidente, nelle intenzioni, le imprese, i progetti e i piani della mia vita.

“Come tuo marito, tuo capo, tuo protettore, tuo provveditore, io ti prometto oggi di impegnarmi a provvedere ai bisogni materiali, spirituali e emotivi tuoi e della famiglia che Dio potrà darci, secondo la grazia e la saggezza che Dio mi darà, per la tua e la nostra  felicità, benessere e santità.

“Io riconosco che Dio ha dato direttamente a te delle capacità, dei doni, delle aspirazioni per la sua gloria, che io cercherò di assecondare, di apprezzare e di favorire affinché tu diventi la persona credente, matura, formata a immagine di Dio, per cui Dio ti ha creata.

“Io intendo, con l’aiuto di Dio e tuo, impegnarmi nella mia crescita spirituale in modo da poter essere il vero capo spirituale della nostra famiglia, insegnando e dimostrando con la mia condotta gli insegnamenti della Bibbia e guidando fedelmente la nostra famiglia nell’adorazione di Dio, nel servizio suo, e nella dimostrazione del suo amore a tutte le persone che faranno parte della nostra vita.

“Io mi propongo di riconoscere e confessare i miei errori, essendoti fedele sostegno in ogni prova della vita, perdonando ogni male o ingiustizia che potrei soffrire, animato dall’impegno riconosciuto come un umile servo di Dio.

“Ti chiedo, con umiltà ed amore, di accettarmi come il tuo marito in base all’amore tuo per me, il mio amore per te e in vista di queste espressioni sincere delle mie intenzioni da oggi in avanti, come tuo marito.”


È chiaro che questi impegni, presi pubblicamente, nel giorno del matrimonio, non faranno di te un marito perfetto, né garantiranno che avrai accanto a te una moglie perfetta.  Ma, avrai dichiarato qualcosa della tua comprensione del matrimonio cristiano e avrai invocato la benedizione del Signore per potere essere un marito fedele e, allo stesso tempo, pronto e capace di riconoscere e rimediare ai tuoi errori.

In vista dell’importanza di questi impegni solenni, che bisognerebbe capire completamente prima di prenderli pubblicamente, mi domando quanto tempo una coppia che desidera sposarsi dovrebbe impegnare nello studio, nella discussione e nell’accettazione di queste basi bibliche del matrimonio, prima delle sue nozze.

Tu, che pensi?
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martedì 18 settembre 2012

Anche i selvaggi si sposano



Come fare un matrimonio “diverso”

A parte i divorzi, le convivenze e i matrimoni infelici, se è vero che il concetto stesso di un matrimonio serio e duraturo sta distruggendosi dietro alle porte di 30 milioni di case, cosa si può fare?

Se il matrimonio, come noi lo conosciamo, è obsoleto e ridiclolo, chi ci può dire come dovrebbe essere? Psicologi, filosofi o, soprattutto, preti e pastori? Non penso. Essi non ne sanno più di noi!

1) Nelle primissime parole della Bibbia sul matrimonio, Dio ha indicato che la coppia è l’unione di un uomo e una donna, a lunga scadenza. In poche parole Egli ha indicato che essi avranno una vita feconda, con figli e figlie, e che collaboreranno fra loro, comunicheranno, si aiuteranno e si cureranno per godere felicemente e unitamente le benedizioni di Dio.

2) Nel secondo capitolo della Genesi, Egli continua la sua descrizione del matrimonio, indicando una relazione personale, intima, esclusiva, fra un uomo e una donna, che porterà ad un’unione indivisibile, fino alla morte.

3) Nel secondo capitolo dell’ultimo libro dell’Antico Testamento, Egli rimprovera l’uomo che abbandona sua moglie per sposare una donna più giovane e graziosa, disonorando sia Dio il Creatore, sia il popolo di cui fa parte. Chi lo fa, trasgredisce volontariamente e peccaminosamente le promesse fatte nel suo matrimonio, rompe il patto stabilito alla presenza di Dio, l’accordo inalterabile fra l’uomo e la donna nel matrimonio, che è la base, anche se non affermata pubblicamente, del matrimonio che Dio approva.

4) Nel capitolo 10 del Vangelo di Luca, Gesù fa riferimento alla Genesi e all’affermazione che, nel matrimonio, l’uomo e la donna diventano “una sola carne” (un’unione indissolubile), aggiungendo l’avvertimento “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”. In altre parole, il matrimonio dura fino alla morte di uno dei coniugi, perché Dio, il Creatore dell’uomo e della donna e del concetto di matrimonio, l’ha l’inteso così.

Ciò che noto in questi passi è, soprattutto, che il matrimonio è, dal suo principio alla sua fine, una realtà che Dio ha originata e di cui ha stabilito le fondamenta. Ciò non può essere ridefinito per includere soltanto i matrimoni fra credenti evangelici. In tutto il mondo, in ogni religione ed anche fra gli atei, esiste il concetto del matrimonio, a cui è dato sempre grande importanza, anche se gli sposi non conoscono l’Iddio della Bibbia e, nella loro ignoranza, credono che il matrimonio sia soltanto una delle importanti tradizioni della loro cultura.

Forse è proprio nelle “nazioni cristiane” che il concetto divino del matrimonio e le intenzioni di Dio sono più trascurate o volutamente trasgredite.

Anzi, si fa di tutto per sminuire il senso e il significato biblico di un patto solenne, con obblighi e promesse estremamente significative e impegnative, che legano gli sposi a responsabilità spirituali e impegni pratici “fino a che morte non separi”.

In primo luogo, si celebra il matrimonio preferibilmente in un ristorante o in un albergo, piuttosto che in una sala consacrata al culto di Dio e all’ascolto, con l’intenzione di ubbidirle, delle sue parole. Spesso si cerca di sbrigare la parte “religiosa” in modo che non offenda o scocci nessuno

Ma la maggior parte della “festa” è valutata per altre qualità: l’eleganza dei locali, la musica piacevole e moderna e la qualità dei musicisti, l’abbigliamento della sposa e delle sue accompagnatrici, le portate e l’eleganza del servizio, la quantità e la qualità dei cibi, le spese probabili (di cui alcuni parenti sono abilissimi calcolatori). La preoccupazione non sembra tanto quella di evitare il dispiacere di Dio, ma le critiche dei parenti.

Forse consideri i miei giudizi esagerati (spero che tu abbia ragione!), ma non sarebbe bello potere fare le cose diversamente? Ci pensiamo la volta prossima.
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